« News ETE

05/09/2012

La Cina vista con i miei occhi

Hangzhou, 3 Settembre 2012

Volando verso la Cina non sapevo esattamente cosa avrei potuto aspettarmi: l’afa e lo smog erano le uniche cose di cui ero certa... Non immaginavo davvero quello di cui avrei fatto esperienza. Catapultata in questa realtà senza un’accurata preparazione culturale , è stata solo la mia curiosità a spingermi verso persone, luoghi e paesaggi indescrivibili.
Sono sbarcata all’aeroporto internazionale di Shanghai il 30 luglio e, come in tutti i miei viaggi, ho iniziato ad osservare, a scrutare qualsiasi minimo atteggiamento o situazione mi si presentasse di fronte. Già dall’inizio ho capito quanto questa popolazione fosse produttiva e laboriosa, anche se solo dopo qualche giorno e diverse corse mattutine ho realizzato i “ritmi” della vita lavorativa dei cinesi. Per loro la giornata inizia quando sorge il sole (alle 5 del mattino) e termina poco dopo il tramonto: non adorano la vita mondana e hanno molta cura del proprio corpo. Gli spazi verdi e i canali di cui è piena Hangzhou (definita da Marco Polo nel Milione, “la città dei diecimila ponti”) lasciano una sensazione di “libertà” che nelle città cinesi è difficile trovare, data la loro continua predisposizione a costruire per dare la possibilità a chiunque di avere una propria casa. La popolazione locale si lascia ancora travolgere da antiche abitudini legate alla cura del proprio corpo, ovvero al benessere psicofisico, praticando diverse arti cinesi come il Taiji o Gong Fu tra i palazzoni dei diversi compound, lungo i margini dei canali, o semplicemente dove c’è la possibilità di condividere un’ora di esercizi insieme prima di iniziare o concludere la giornata. E proprio il termine “condivisione” può rendere e descrivere appieno quest’indescrivibile Paese: dal cibo (mangiano in tavoli tondi, condividendo al centro diverse pietanze e bevendo thè o acqua calda) al lavoro. Il passato cinese (politico e sociale) ha portato questa popolazione a condividere diversi atteggiamenti di vita quotidiana; un atteggiamento, questo, che contraddistingue questo popolo in tutto il Mondo.
Ma l’influenza occidentale inizia a farsi sentire anche da queste parti: grandi e diverse catene produttive e agroalimentari internazionali (soprattutto americane ed europee) hanno preso spazio nei centri delle città, e sono poche, oggi, quelle cittadine nelle quali il turismo è relativamente importante. Viene commercializzato tutto, e nonostante città “giovani” come Shanghai non rappresentino in alcun modo la Cina tradizionale, quelle tipiche risultano essere troppo ricercate e assurdamente turistiche. Questo Paese è una delle capitali mondiali della produzione economica, ma anche la manodopera cinese inizia ad aumentare di costo, lasciando spazio libero a Paesi più concorrenziali come l’India. Penso però che nonostante tutti i pregiudizi sulla popolazione cinese (non è vero che i cinesi sono tutti uguali, anzi: ognuno di loro ha una caratteristica diversa) e le loro abitudini (alle quali ci si può tranquillamente adattare) sia fondamentale provare a vivere e immergersi in una cultura così diversa e travolgente. Il cibo è buono e le persone sono accoglienti, anche se fanno fatica a dimostrarlo con manifestazioni d'affetto (come ci aspetteremo noi italiani); quando si comincia a prendere confidenza con la loro quotidianità, iniziano a salutarti, sorriderti e anche a scherzare.
È già da più di un mese che assaporo e vivo questa “diversità”, e mi sembra di essere arrivata da solo alcuni giorni: c’è sempre qualcosa di nuovo che ti sconvolge le giornate, qualcosa di imprevedibile che ti fa comunque sorridere nonostante sia inizialmente snervante, un qualcosa di stupendo che ti fa vivere appieno la vita. È la patria della tranquillità e dell’armonia, dove nonostante il traffico, i clacson e le migliaia di persone che popolano anche solo un quartiere della città, tutto sembra si svolga nella maniera più umana possibile, dove si riesce addirittura a dar bada ai propri pensieri anche se si è immersi nell’apparente confusione. Una ragazza che ha trascorso con me questo primo periodo in Cina ha descritto questo Paese come un “totale sconvolgimento del senso del tempo e dello spazio” e, con il senno di poi, penso proprio che Elena Sofia avesse ragione. Tutto è stravolto nel Mondo orientale: è difficile individuare dove realmente ci si trova ed è ancora più sconvolgente la velocità del tempo che passa senza accorgersene... e sembra sempre di fare poco o niente... e si ha sempre da fare fin troppo.
E poi il mio percorso qua in ETE (Edulife Travel Education), un’organizzazione che mi sta dando la possibilità di vivere questa esperienza sia sotto l'aspetto personale che lavorativo. “Chi viaggia senza incontrare l'altro, non viaggia, si sposta” (Alexandra David-Néel): ho quindi imparato a viaggiare, a capire me stessa e ad avvicinarmi agli altri, senza timore, ma con il loro aiuto e una sorta di rispetto reciproco. Ho legato in poco tempo con delle persone che già reputo amiche, ho collaborato con lo staff in ETE per progettare il business plan con un gruppo di sole donne e sto continuando a dare una mano in materie economiche, relative al mio bagaglio di studi.
Sto portando a termine la laurea magistrale in Economia e legislazione d’impresa a Verona, ma non sono ancora molto sicura di quello che sarà il mio futuro: sicuramente voglio continuare a viaggiare e ad imparare, e questa occasione, che mi è stata offerta alla fine della mia carriera universitaria, mi sta dando la possibilità di capire se un ambiente organizzativo-culturale-internazionale possa rappresentare una chance per il mio avvenire. In questo stage ho quindi l'opportunità di coniugare la mia preparazione prettamente economica con la mia predisposizione organizzativa. Sto cercando di rendermi utile il più possibile, facendo crescere sia me stessa che quest’organizzazione.
Da ultimo, il mio impegno come “Friend” nei confronti dei due gruppi di ragazzi (uno da metà luglio a metà agosto e l’altro da metà settembre a metà ottobre) che, attraverso borse di studio o per propria scelta hanno deciso di partecipare a questo progetto interculturale di lingua e cultura cinese. Essere una figura di confronto, rappresentare una figura di supporto umano a cui comunicare problemi e difficoltà, mi ha reso tanto orgogliosa quanto consapevole della delicatezza del compito che mi è stato affidato. Tutto questo mi ha consentito di trovare conferma circa la mia predisposizione e capacità ad ascoltare e ad aiutare gli altri a risolvere determinati problemi, anche se in questo caso si tratta semplicemente di superare difficoltà di adattamento.
ETE ha iniziato a progettare questo tipo di esperienza “Touch China” solo quest’anno .“Our mission is to help people bring out the best of their potential through the encounter of these two different worlds: East and West”: questo è l’obiettivo di ETE ed è anche il mio obiettivo per il periodo che mi rimane di mia permanenza ad Hangzhou. E inoltre: vivere la Cina a 360 gradi, immergendosi pienamente nella cultura e nella realtà locale, indirizzando i givani verso un percorso personale, visitando città che possono lasciare qualcosa indipendentemente dall’architettura tipica e invogliandoli ad interrogarsi su quello che si vive. Fondamentali, inoltre, i diversi momenti liberi sia per poter studiare la lingua cinese (introdotta nel programma per circa 3 ore al giorno) che per poter metabolizzare appieno le esperienze vissute, anche attraverso la visione di opportuni film e interventi di importanti personalità del mondo universitario ed economico-imprenditoriale.

Ester Begnoni


Richiedi informazioni
per partecipare alla selezione di 100 borse di studio
* dato obbligatorio
* Nome e cognome
* E-mail
Città
Telefono
Nato/a il (gg/mm/aaaa)
Sei interessato a Borsa di studio    Informazioni generiche
Come ci hai conosciuto?
Commenti, suggerimenti e altre domande
* Privacy:
autorizzo il trattamento dei dati ai sensi del D.Lgs. 196/2003. Dichiaro di aver letto l'informativa sulla Privacy.
Si     No    
invia


 
Comune di verona Università di Verona